Alta società

Pelle lucida e molto abbronzata, zigomi tesi, labbra gonfie, monili tintinnanti, abiti sgargianti, tacco alto.

Sono vicine ai cinquanta, ma si credono ventenni. Per loro il tempo non passa mai. Ricche, con personale di servizio in abbondanza, senza un lavoro, si annoiano da morire.

Non bastano feste, serate fuori, parrucchiere, salone di bellezza, palestra, vacanze esotiche e frequenti, a volte amanti.

Si annoiano lo stesso.

E allora provano con attività alternative: attraversano la fase del découpage, poi si buttano nelle creazioni handmade. Finché si stancano, di nuovo.

Queste donne hanno di solito non meno di due e non più di quattro pargoli a testa. Lo esige lo status sociale a cui appartengono.

Il numero non fa molta differenza, tanto se ne occupano le tate. Loro hanno altro da fare: feste, serate fuori, parrucchiere, salone di bellezza, palestra, vacanze esotiche e frequenti, a volte amanti.

Mandano i figli a scuole private e molto costose: non le hanno scelte in base allofferta formativa, ma alla compatibilità con i loro impegni mondani. Niente lezioni il sabato mattina, altrimenti il venerdì sera è compromesso.

Listruzione dei figli non è importante. Conta che vestano alla moda, abbiano tutto quello che possiedono i loro coetanei, siano popolari e belli, anche con qualche aiuto estetico.

Chessaràmai un giro dal chirurgo.

Provenienti da ambienti benestanti, le signore in questione hanno sposato uomini ancora più danarosi, spesso imprenditori di seconda o terza generazione che hanno ereditato lazienda di famiglia.

I mariti sono i bancomat di queste mogli trofeo

Dialogare di qualcosa che non siano vestiti, borse o gossip si rivela alquanto complesso: considerano insensata ogni divagazione dal tema.

Le osservo e mi domando se hanno ciò che vogliono e soprattutto se vogliono davvero ciò che hanno. Perché altrimenti non si spiegherebbe la loro noia. Forse seguono una traiettoria errante ed errata del desiderio? Mi sembrano profondamente infelici.

O forse sono solo invidiosa.

Vorrei essere come loro, vorrei essere loro.

Leggére, preoccupate solo del superfluo – ché di necessario ce n’è – circondate dal benessere, sempre ben pettinate e truccate, con molto tempo libero, abituate a viaggiare in prima classe e a vivere sopra la quotidianità dei più. Ma sempre annoiate, profondamente.

Proprio come me.

Questo racconto breve è stato pubblicato come contributo esterno dagli Alieni Metropoitani: http://www.raccontopostmoderno.com/2015/10/alta-societa/

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